Prova costume: vecchio sogno di mezza estate?

Prova costume: vecchio sogno di mezza estate?

Il più grande alleato del marketing e, al contempo, il più grande nemico della sostenibilità psicofisica ha due nomi: prova costume.

La preparazione in vista di questo obiettivo inizia pochi mesi prima dell’arrivo dell’estate, in un arco temporale compreso tra la fine delle vacanze natalizie e l’inizio della programmazione di quelle estive.

È in questo momento dell’anno che l’impellente voglia di sfoggiare nei mesi più caldi la forma fisica tanto agognata prende il sopravvento, portando anche gli animi più restii al movimento ad abitare ostinatamente le palestre.

Quando, invece, il desiderio della metamorfosi arriva troppo a ridosso dell’estate e non c’è abbastanza tempo per il girovita perfetto, forte è il desiderio di tonificare (almeno!).

Ma tonificare cosa? Per quale scopo? E soprattutto: tonificare come

I riflettori, nella maggior parte dei casi, sono puntati sul tessuto adiposo, quindi sul grasso. Ma clinicamente è molto più rilevante il tessuto connettivo: una matrice fatta di acqua e proteine, che, avvolgendo tutto, sostiene, trasmette e tonifica.

Tuttavia, l’integrità della matrice connettiva nel lungo periodo viene alterata da una combinazione di fattori:

  • abbondanza di cibo;
  • inattività fisica;
  • alienazione tecnologica.

Tutto ciò alimenta un’infiammazione di basso grado: per tonificare sarebbe necessario uscire da questo stato.

Ciò significa:

  • introdurre nutrienti sufficienti a non sfociare nella sarcopenia, cioè nella perdita di tessuto muscolare;
  • nutrirsi di sano stress fisico, come il corretto dosaggio di veri sovraccarichi da allenamento, per proteggere la densità ossea;
  • tener conto che la respirazione malsana e lo stress possono ridurre la quantità di ossigeno rilasciato dai polmoni al sangue e dal sangue a tessuti e cellule.

Il perdurare nel tempo delle fonti di stress (fisico, psicosociale, farmacologico) porta ad alterare la ritmicità circadiana dell’asse ormonale, immunitario ed endocrino.
Un soggetto apparentemente sano, così, tra i tanti effetti dello stress, vedrebbe compromessa la sua capacità di metabolizzare i macronutrienti: l’accumulo di grasso corporeo –  così come le malattie metaboliche e cardiovascolari – è, in realtà, una risposta protettiva, seppur disfunzionale, che il nostro corpo organizza, costretto nel contesto malsano in cui sopravvive.

Ecco che l’infiammazione è un processo subdolo e complesso.
Quando ci si rivolge ad un professionista del movimento, il percorso da intraprendere non è sbrigativo e passivo come quando ci si sottopone ad un trattamento estetico. Nessuno, come abbiamo visto, è sano come un pesce. Risulterebbe, dunque, irragionevole porsi troppi obiettivi in poche settimane di lavoro, perché gli effetti desiderati non possono dipendere unicamente dall’alternarsi ciclico dei nostri capricci di mezza stagione.

Ciò che accade il più delle volte è ben diverso. I buoni propositi sono irrealizzabili e vengono abbandonati non appena le temperature si fanno più elevate, quando il sole inizia a dominare alto nel cielo. Le giornate, così, si trascinano pigre fino ai tramonti che infuocano il mare di fine luglio e affollano i chioschi sul lungomare. Mentre le palestre tornano a sembrare baite tranquille e silenziose in mezzo alle montagne.

E il movimento fa la fine del tanto caro vecchio amico albero di Natale che, come spesso accade, durante la stagione estiva (ma non solo) tendiamo a dimenticare in soffitta.

Eppure, ci sono persone che, aldilà dell’immediatezza dei risultati, non abbandonano lo spirito dei giorni migliori, perseverano, continuando a frequentare le oasi del movimento. Sono i visionari, coloro che guardano lontano. Per loro l’esercizio fisico da necessità diventa abitudine, poi esigenza autentica e disinteressata. Si trasforma, così, in qualcosa di radicato nel profondo, come lavarsi i denti la mattina. Rinuncereste a farlo per alcuni mesi l’anno?

Certo, costruire l’abitudine al movimento richiede tempo e dedizione.

Ma è importante ricordare che il fine estetico non è il risultato, almeno non oggi.  L’estetica della forma e della sostanza è il biglietto da vista del nostro stato di salute, è il riflesso a cui dobbiamo ambire liberi dal retropensiero di chi ritiene sia solo fine a se stesso. Sarà un dato concreto e non solo un desiderio ambizioso solo se nel quotidiano non mancherà mai un buon equilibrio di movimento, ritmo circadiano e alimentazione.

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