Esiste l’esercizio posturale?

Il dolore lombare che si ripresenta con cadenza settimanale.
I piccoli fastidi che colpiscono la schiena dopo una giornata trascorsa in ufficio davanti allo schermo del pc.
La cervicale dolente per aver dormito male o, ancor peggio, per questioni meteorologiche che influiscono su articolazioni, muscoli e forse anche pensieri.

Questi sono alcuni dei sintomi più comuni che portano una non ininfluente percentuale di utenti a rivolgersi a qualcuno che possa indicar loro una soluzione (possibilmente immediata e miracolosa).

Qual è il “kit di pronto intervento” che solitamente viene proposto?
L’esercizio posturale: allungamenti e stretching per le articolazioni doloranti, rinforzo localizzato per modificare la postura “scorretta”.
L’esercizio posturale vuole rappresentare spesso una soluzione vincente e pronta all’uso da somministrare in modo trasversale ad adulti e bambini, ad atleti e sedentari, a chi afferma di “avere la cervicale” e a chi accusa da tempo lo stesso persistente dolore.

Ma fermiamoci un attimo a riflettere.
È realistico pensare – o, addirittura, credere – che esista un pacchetto di esercizi preconfezionati, adattabili in maniera orizzontale ad una fascia di utenti così diversificati?

È realistico pensare che due ore di esercizio settimanale possano incidere significativamente sugli atteggiamenti che occupano le restanti 166 ore, dal lunedì alla domenica?

Seppur ciò fosse possibile o auspicabile, quale sarebbe l’obiettivo dell’esercizio posturale? Modificare la postura? Raggiungere la fantomatica postura ideale?

La verità più semplice da spiegare è una:
l’immagine della postura ideale è una grossa bugia.

E, ancor di più: modificare la postura potrebbe essere inutile se non impossibile.

La natura e l’evoluzione hanno dotato il nostro corpo della capacità di riprodurre una vasta gamma di movimenti. Lo impariamo sin da bambini: camminiamo, corriamo, cadiamo, ci accovacciamo, ci arrampichiamo.
E ciascuno lo fa non in un modo ideale ma semplicemente a modo suo.

Ciò significa che non esistono movimenti giusti o sbagliati, ma esistono corpi più preparati e corpi meno preparati. Se ci fermassimo ad osservare la natura, infatti, ci accorgeremmo che sono rari gli esempi di simmetrie tra gli esseri viventi.

Allora perché dovremmo rincorrere questa simmetria attraverso l’esercizio posturale?

Non è nostro intento sostenere che non esistano delle posture ideali. Semplicemente non può esserci un’unica postura ideale, uno standard da seguire.
Se uno sportivo è performante con una postura non perfettamente simmetrica ma “asintomatica” da tensione e dolori, perché alterare quel bilanciamento? Perché aspirare a quell’unica postura ideale? Significherebbe alterare l’unicità dell’individuo, cancellare una sua caratteristica.

Sarebbe più corretto sostenere, quindi, che esiste una postura ottimale per ogni individuo: il nostro corpo deve tendere al suo equilibrio, anche se questo equilibrio non significa simmetria.

Ciò lo si può fare attraverso un metodo che esplora il potenziale, non solo i deficit. Attraverso esercizi guidati e studiati sul singolo caso, che istruiscano il nostro Sistema Nervoso Centrale a svolgere il lavoro con consapevolezza: non solo fare, ma comprendere il come sto facendo ciò che sto facendo.

Esiste la postura ideale?

Tutto ciò è possibile grazie alla plasticità: un fenomeno continuo e straordinario.

Quindi, non sempre la soluzione giusta è fare ciò che si è sempre fatto. Perché non sempre ciò che si è sempre fatto è l’unica strada possibile, anzi, spesso non è neanche quella corretta.
Allora bisogna riscoprire curiosità verso l’essere umano nel suo complesso e nella sua complessità, per tornare ad essere utili, per contribuire a migliorare la vita di chi scegli di affidarsi a noi non con la teoria ma con il fare semplice e concreto.

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